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IN THE MIX 2008 “Tu cosa ci vedi?”, domanda frequente di chi guarda un dipinto astratto, mossa dall’irrefrenabile urgenza del cervello di associare le forme pure ai ricordi o ad immagini già viste, e quindi più rassicuranti. Una ricerca spontanea ed immediata di somiglianze o di affinità con oggetti reali. Viaggi attraverso vortici, volute ed esplosioni di colore. Smalti su tavola composti da tre uniche tinte, colate e mescolate sul supporto ligneo in combinazioni impreviste o mediate dal rapido passaggio di una spatola. Bianco, nero e rosso si aggrovigliano e si dipanano, si giustappongono e si sfumano, il colore scorre fluido dando vita a forme e gradazioni scaturite dal caso. Un atto creativo che si risolve in una vera azione pittorica, in cui l’improvvisazione e la gestualità del momento giocano un ruolo fondamentale. Una cromia spesso levigata e specchiante, talvolta invece screpolata, aggettante, fortemente materica, increspata come onde marine o pulsante come vene irrorate di sangue. Voli di fantasia ed illusioni ottiche: un fiore che sboccia, un vulcano che esplode, raffiche di vento nero, o, chissà, un tetro fluttuare di anime: non esiste una soluzione univoca e definitiva, né l’artista offre suggerimenti, lasciando tutti i dipinti senza un titolo. Allo spettatore, al suo stato d’animo ed al suo senso estetico, è concessa ogni libera interpretazione. Perché libera è anche la realizzazione di queste opere, figlie di una concezione ludica e spontanea dell’arte, lontana da complicazioni intellettuali o cervellotiche analisi. Similitudini e contrasti con le tavole d’inchiostro di Hermann Rorschach, utilizzate in psichiatria per testare la personalità. Macchie simmetriche studiate ad hoc per suggerire una forma ideale e stimolare la fantasia dei pazienti. L’arte istintiva e ottimistica di Fiorentino, fatta di leggerezza e di movimento, allontanandosi dal lettino degli strizzacervelli, apre invece le porte di un movimentato universo parallelo in cui “quel che ci vedi tu” è sempre la risposta esatta. Giorgio Salzano VACUUM 2006 Dipinti, chiari, luminosi, quasi trasparenti nelle delicate tonalità, sono i nuovi lavori di Roberto Fiorentino, punto di arrivo di un percorso artistico iniziato anni fa con Vacuum, conosciuto nelle due esposizioni di Firenze, presso Contemporastudio e di Napoli, alla Pica Gallery. Fiorentino, graphic e web designer, in seguito al diploma in pittura e design all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, si trasferisce a Londra dal 1990 al 2003 dove ha frequentato diversi corsi in grafica ed incisione. Il suo iniziale approccio alla pittura è di tipo materico: egli, infatti, procede utilizzando la tecnica del collage: immagini stampate ed applicate sui supporti, su cui viene steso il colore ad ampie campiture, insieme all’inserzione di altri materiali come nastro adesivo e plastica trasparente, a volte perfino bruciati, che “impacchettano” il tutto, chiudendo lo spazio, riducendolo ad una totale assenza di aria, di respiro. Con questi nuovi quadri è evidente un’evoluzione stilistica che tuttavia non può prescindere proprio dall’esperienza degli anni precedenti: i dipinti vengono “smaterializzati”, semplificati, diventando quasi aerei attraverso l’uso di smalti, brillanti, luminosi. L’unico legame con il passato è il modo di procedere: spesso, infatti, il colore emerge da un fondo ancora una volta coperto, soffocato dalla vernice bianca, un colore in ogni caso steso sul supporto ligneo in maniera istintiva, impulsiva. Il risultato è l’elaborazione di un’estetica raffinatamente elegante determinata proprio dalla rinnovata scelta cromatica chiara, quasi trasparente, esemplificativa di un nuovo punto di approdo a cui l’artista napoletano è giunto intimamente e nello stile.
Maria Savarese
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